"Ebbene, si!
Sono incapace d’amare!
È come dici tu,
che muti in Dio e cogli
nell’istante chiaro, il tutto.
E il giudizio, arriva come una
sferzata su un cavallo assente.
Mi rimetto alla tua indulgenza
parlandoti della mia povera coscienza,
di un amore...
la mia storia amara.
Ti parlo del corpo,
parente del humus fertile
legame con primordi della vita
È l’amore di chi vuole controllare un corpo
dato che prima si è sentito a lui appartenere.
Ti parlo della così grave colpa
di essermi a lei donato.
Voglio lavarmi,
perdono anche se ho così
tanto osato bramare.
Ti parlo dell’anima,
vibrazioni di armonie
che cercano risonanze improbabili.
È l’amore di chi rilevandosi negli occhi altrui non si sente perso.
È l’amore di chi vede la vita
oltre il proprio sentire,
e della vicinanza con il suo caro,
ragion di esistenza.
Anche di ciò mi dolgo
e ti imploro comprensione.
Ti parlo dello spirito
l’unico capace di negare se stessi.
È l’amore di chi cerca il punto che unisce le persone,
di chi si desta al dì per lavorare.
È l’amore di chi oltrepassa il valico del divenire sottoponendosi
al travaglio del cambiamento
quando l’indelicatezza e il torpore succhia calore lì… nel cuore.
Questo è ciò che più mi dispiace.
E per ultimo parlerò dell’amore vero.
È l’amore cieco, è amore
che piega lo spirito.
È l’amore che impone,
di chi dispone.
È l’amore che curva il capo,
che non cerca comprensione,
che non riesce a scendere
a patti con se stesso.
È un amore che lascia in bocca
il sapore dolce di un frutto di stagione.
Di ciò sono così spaventato,
che non bastano le parole
per dirne il timore.
Ma chi ama veramente?
Mi duole l’essere a te ostile.
e così perdo l’amore…
lo perdo davvero…
ma io non sono solo spirito…
sono tante cose… belle e brutte!
giudicami pure…
chiedimi,
che cercherò di darti
di rimediare alla mia incapacità d’amare…
ma per piacere, ti imploro...
lasciami essere me stesso."
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